
Bussò il telefono e una calda voce maschile sussurrò “Tre fiammiferi, un dopo l’altro nella notte accesi, il primo per vedere tutto il viso, il secondo per vedere i tuoi occhi, il terzo per vedere la tua bocca e poi … l’oscurità più completa per stringerti tra le braccia…” C., sei tu? E chi se no? La conosci? No. E’ di Prevert… Anche questa è di Prevert… “Sono andato al mercato degli uccelli e ho comprato uccelli per te amore mio, sono andato al mercato dei fiori e ho comprato fiori per te amor mio, sono andato al mercato di ferraglia e ho comprato catene, pesanti catene per te amor mio e poi sono andato al mercato degli schiavi e t'ho cercata, ma non ti ho trovata amore mio”. E poi “Quest’amore così violento, così tenero, così fragile, così disperato….” Incantata da quelle poesie che ancora non conoscevo, da quella voce che era musica per le mie orecchie, C. fu il mio primo, grande amore.
Lo avevo incontrato alla scuola guida, dove entrambi aspettavamo il risultato dell’esame di teoria. Io, esile ragazzina bionda, che dimostrava sì e no sedici anni, con i capelli lunghi e lisci (stirati dal parrucchiere), lui, vicino alla trentina, magrolino e biondo, con immensi occhi azzurri, così simili ai miei… mi guardava e mi sorrideva con tenerezza, in quell’attesa così piena di ansia. Quando scoprimmo di avercela fatta tutti e due, euforici, come se avessimo scalato vittoriosamente una montagna, avevamo preso un gelato insieme e ci eravamo scambiati i numeri di telefono. Qualche giorno dopo la sua prima telefonata a notte fonda, cui seguirono altre, sempre notturne, favorite dall’assenza dei miei, in quel periodo impegnati in Puglia... Le poesie che mi leggeva e le canzoni di Brel e di Montand che mi canticchiava con un fil di voce, avevano creato una trama sottile che mi aveva affascinato, come le sue mani, sottili ed audaci. Erano altri tempi, ero ancora minorenne e, benché disponibile a fare quel salto, ci mancava un dove adeguato ad una prima volta, io vivevo con i miei, lui con i suoi, in albergo non avremmo potuto andare insieme… Lui si faceva degli scrupoli, allora le ragazze arrivavano vergini al matrimonio e, quando raggiunsi i miei in campagna, sperando di ritrovarlo a settembre, ormai maggiorenne e pronta a vivere quella passione fino in fondo, al rientro scoprii invece che aveva trovato una ragazza più adeguata alle sue aspirazioni. Nel tempo, abbiamo fatto ancora un paio di tentativi di rimetterci insieme, anche quando ormai il famoso "salto" lo avevo già fatto con qualcun altro, ma le cose non hanno mai funzionato, troppa differenza di mentalità, di educazione, finché un giorno - che avrebbe dovuto essere impegnato a Torino in una riunione sindacale - lo incontrai, e non da solo, a teatro,dove ero andata a vedere i Gufi con mio fratello e i suoi amici. Mentre raggiungevo il mio posto, qualcuno si girò, mi guardò, e si rigirò frettolosamente. Trasalii, ma volevo fargli sapere che lo avevo visto. Così gli bussai sulla spalla e lo salutai con un gran sorriso, proseguendo poi verso il mio posto.
Di quello spettacolo non ricordo quasi nulla, se non la delusione provata.
Quando trovò il coraggio di chiamarmi, ringraziandomi per non aver fatto una piazzata, gli dissi che farle non era nel mio stile e che in fondo era meglio che le cose fossero andate così, almeno ci avrei messo una pietra su...
